Dopo avere conosciuto Patch Adams e avere familiarizzato con ciò che rappresentava la figura del clown dottore all'interno delle strutture ospedaliere ho voluto approfondire l'argomento con una tesi di laurea sulla comicità. Attraverso letture e materiale storico ho paragonato l'uomo moderno con l'uomo grottesco che viveva i suoi istinti liberatori attraverso lo sghignazzo e l'espressione delle emozioni del suo basso ventre. Il nostro ventre fonte di vita, di desiderio e di passione, dove albergano tutte le nostre paure, dove nasce la vita, il ridere curativo che nasce dal basso ventre, una risata liberatoria che parte dal ventre e fa vibrare tutto il corpo. Parte della medicina oggi riconosce la figura del clown dottore come una possibilità altra di curare o quanto meno accettare meglio la malattia. Ovviamente questo modo di vedere la positività se lo trasferisco nel vissuto giornaliero ci si accorge che è più difficile, lo stress quotidiano, la famiglia, il lavoro ci impedisce di sentire il nostro io interiore, opprimendo i nostri istinti ed i nostri desideri sempre più controllati dalla nostra razionalità. Con un pò di buon umore e creatività ogni giorno con la volontà si può invece rivedere il nostro modo di vivere, ridere di noi stessi dei nostri stereotipi, della nostra condizione potrebbe farci vivere meglio, riscoprire la via dell'amore per la vita.
Di seguito spiego riporto le conclusioni della mia Tesi di Laurea, buona lettura: Uffa! direte ma quanto scrive questa!....
Il riso è una forza positiva della salute e della natura, espressione del trionfo su di esse, quasi fanciullesco ed irriflessivo, sereno e trionfale, però lontano dall'arguzia e rare volte accompagnato dalle finezze dell'ironia, che lo stempererebbero in sorriso. Esso nasce spesso dalla derisione o dall'aggressività oppure da varie situazioni di crudeltà verso il prossimo, di beffa, di truffa, d'intrigo d'amore, ma queste sono specie di riso che dovrebbero muovere piuttosto alla pietà, alla paura al disgusto. Le raffigurazioni, le processioni, erano sempre accompagnati dal riso, da lazzi, canti e danze (e spesso anche da un sorriso di superiorità), nella consapevolezza, più o meno chiara, dell'effetto liberatorio, solare della serenità lieta. Il riso era l'espressione della gioia, della sfrenatezza, di fronte al carattere cupo, notturno, lunare dei demoni delle tenebre, del maleficio, delle maledizioni. Il riso diventava così uno strumento dell'uomo per riprendere possesso di se stesso. Con l'affinamento della civiltà e delle relazioni umane il comico, mescolando sempre più il sorriso al riso, abbandona man mano la sua rozzezza primitiva, la sua crudeltà semplice, e sempre più si permea di profonda umanità. Ritrovare questa opportunità, secondo Dario Fo, è un ritrovare le origini profonde dell'essere umano, un contatto con quell'uomo originario che era un tutt'uno con la natura. Il neonato dopo un certo periodo era considerato sano solo se rispondeva con una risata ad un lazzo. La trasformazione del buffone attraverso l'originalità della Commedia dell'Arte e del clown poi ci fa rivivere questa unione.
La nostra cultura e gli stress della vita moderna hanno limitato nel tempo il nostro sentire: il corpo risulta scollegato, le sensazioni sono modificate. Sono stati effettuati degli esperimenti e Kanner (1981) ha scoperto che i piccoli stress della quotidianità apparivano predire la malattia meglio di quanto facessero i cambiamenti di vita importanti. E' importante notare che in base a degli esperimenti è stata notata appunto questa tendenza: la malattia affiora più facilmente dove le persone psicologicamente hanno difficoltà, seppur temporanee. Si parla appunto di stress giornalieri, che noi potremmo imputare ad esempio allo stress nella sfera lavorativa, ma la cosa più interessante credo che sia l'insoddisfazione personale, il non raggiungimento dei propri sogni, dei propri desideri a causa di una società che ci chiede di essere presenti ed attivi a scapito delle nostre predisposizioni.
I cinque sensi sono indispensabili, tutto il corpo deve essere pronto a sentire la vita. Patch parla di scelta, la scelta di essere felici, si può parlare anche di responsabilità verso se stessi. Crescere vuol dire prendere in considerazione realmente chi si è; non mentire con se stessi e percepire cosa il nostro corpo coglie. Una buona correlazione corpo e mente risolverebbe quei disagi che la nostra società ci impone. Per giungere a questo collegamento innanzitutto, come dice Lowen (Bioenergetica), tramite degli esercizi fisici particolari occorre rimuovere quelle tensioni che ci portiamo dentro dall'infanzia dovuti ai nostri rapporti con i genitori o a fatti esteriori a quelli. Di conseguenza una migliore consapevolezza del proprio corpo comporterebbe una migliore coscienza di sé.
Un'altra possibilità di apprendimento è quella di usare il gioco per poter ritrovare quella dimensione insita nell'uomo ma dimenticata. Il gioco comporta una nuova connessione con il "fanciullino" interiore. La scuola di teatro Dimitri (scuola di teatro Burlesco in Svizzera) propone una gamma di materie che portano gli allievi della stessa ad entrare nell'intimità delle proprie emozioni per poter esprimere al meglio i propri stati d'animo, con un vero e proprio lavoro pedagogico. Da questa ricerca l'improvvisazione attraverso il gioco, la ricerca del ritmo e l'ascolto, portano gli studenti ad ampliare le proprie capacità di sentire tutto quello che gli capita intorno. Non dimentichiamo che quando il bambino gioca a fare un personaggio lui gioca con tutto il corpo ed è quel personaggio, quindi lo scopo è di ritrovare quella dimensione. L'inconscio diventa importantissimo. Dall'inconscio parte la soluzione, non si sa come, ribadisce Cecilia (Fondazione Teodora, clown dottori), ma ascoltare le proprie emozioni in simbiosi con quello che ci sta attorno porta ad un impulso che è la risposta alle stesse: le emozioni del clown riplasmano il contesto presente.
Intuire significa rinunciare al controllo della mente razionale e fidarsi della visione dell'inconscio. Purtroppo, le scuole non ci insegnano a fidarci del nostro intuito. Anzi, ci inculcano il rispetto per la conoscenza assoluta. Si insegna agli studenti a cercare un'unica risposta esatta, che essi scopriranno una volta raccolte tutte le informazioni. Nella vita reale, però, scopriranno che per quanto uno raccolga tutte le informazioni rilevanti, resta sempre una lacuna, un qualcosa che non si può calcolare con precisione. Ed è proprio qui che occorre mettere in gioco il proprio intuito e prendere la decisione finale. L'ascolto dovrebbe far parte del bagaglio culturale di tutte le persone. L'uso di specifici processi artistici nella nostra epoca sono stati rivalutati, i benefici che si traggono da essi è stato sperimentato e hanno comportato dei miglioramenti nel campo sia della comunicazione che dell'espressione emozionale.
Il clown rappresenta una figura che si avvicina molto ad ognuno di noi, il clown è goffo, si sbaglia, è impacciato, rispecchia le nostre debolezze ricordandoci che siamo proprio così. Quindi, un clown è divertente quando si riesce a partecipare alla simulazione della sua serietà. Non sarebbe divertente se fosse veramente serio. Il senso umoristico si basa sulla capacità di sospendere la realtà esterna in modo da permettere che l'immaginazione giochi liberamente. La corsia d'ospedale è diventata una sua nuova meta. Questa nuova personalità con ironia e capacità assiste i bambini malati, i parenti e l'organico ospedaliero, il sorriso è regalato a tutti. Un sorriso per il buon umore. Il suo compito è quello di mediare una situazione che si presenta negativa, il suo intervento riguarda la trasformazione e questo non è altro che un atto creativo. La creatività è un elemento prevalente per una crescita sana dell'individuo. Non è più abbinata alla genialità di poche figure, ma è diventata patrimonio collettivo da cui tutti possono trarre giovamento. Dovrebbe esistere una cultura sulla creatività: questo tipo di educazione non comporta il fatto di imbrattare il primo foglio di carta a portata di mano, né di dare libero sfogo all'inconscio come spesso purtroppo è stato malinteso. L'educazione alla creatività in realtà non negando la dimensione dell'inconscio, lo rende meno temibile e mostruoso, e rispettandolo e riconoscendo le sue potenzialità creative, non ne trae solo paura ed umiliazione ma anche consapevolezza ed orgoglio.